“Sull’acqua” riflessioni di Michele Serra non solo per metalmeccanici

“Sull’acqua” di Michele Serra, un bel regalo del Natale 2018. Libretto da leggere tutto d’un fiato. E’ una riflessione sulle modifiche che le acciaierie, e le loro chiusure, hanno portato nel territorio. Nel leggerlo non ho potuto fare a meno di pensare al mio periodo di lavoro a Piombino, al Centro Ricerca e Sviluppo delle acciaierie Lucchini, luogo che chiunque sia stato all’Isola D’Elba ha visto con un qualche disgusto, per me fonte di grande nostalgia: il mio primo lavoro da Ingegnera!

Rotaia prodotta dall’acciaieria Lucchini di Piombino nel 1996 “Sull’acqua”

Mi ha emozionato trovare un libro che ricorda la carbocementazione, la laminazione, la distensione degli acciai anche se le paragona alle lingue morte, come il Latino:

L’industria metalmeccanica era un mondo di fuoco, e questo lo sappiamo, questo ce lo ricordiamo. Ci sono carni segnate da quel fuoco, ci sono vite bruciate, da quel fuoco.

La mia vita è stata segnata, dalla grandezza di quel mondo che, per inciso, non è del tutto morto, anche se si è fortemente ridotto nei miei 20 anni da metalmeccanica. Sentire parlare con tanta poesia di acciaio mi ha dato la sensazione che qualcuno capisse come posso essere cosi appassionata davanti alle macchine forgiate dall’uomo!

Ascoltare

Ora che tante acciaierie e altre industrie metalmeccaniche si sono fermate, alcune in attesa di riconversione, l’acqua che un tempo veniva utilizzata dall’industria ricomincia a fluire libera nel terreno, e si presenta una grande opportunità:

Bisogna ascoltare meglio. Meglio, più in profondità, con maggiore calma, maggiore agio, sfruttando il solo vero vantaggio che abbiamo in questo momento, il vantaggio dell’interruzione, il vantaggio del vuoto, del silenzio, dell’attesa…

In questi tempi in cui si ha fretta di dare risposte l’invito di “Sull’acqua” all’ascolto mi sembra davvero oro!

Perché leggerlo

“Sull’acqua” è edito da Aboca, che fa della sostenibilità una bandiera.

E’ una chiamata all’azione:

basterebbe meno della metà della sapienza degli agronomi che progettavano le marcite per imparare a tenere pervi i fossi, custodire gli argini, scavare i drenaggi che fermano le frane, mondare i fiumi e i mari dalle nostre deiezioni.

appunto basterebbe ascoltare, sentire, e capire.

Buona Lettura

 

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