“Se il mondo torna uomo” tutto quello che avreste voluto sapere sul maschilismo ma non avete mai osato chiedere

Se il mondo torna uomo – A cura di Lidia Cirillo che ho anche avuto la fortuna di incontrare personalmente ad una presentazione del suo libro a Firenze.

Presentazione de “Se il mondo torna uomo” alla Polveriera Spazio Comune

L’obiettivo di questo libro è mettere in guardia un’area di femminismo militante, giovane e meno giovane.

Il femminismo è l’unico movimento che, in un periodo in cui tutti gli “ismi” sono entrati in crisi, si è evoluto in modo positivo includendo anche uomini e sessualità non conformi. Capitalismo, integralismo religioso, liberismo, tutti attaccano le donne sgomberandole dagli spazi di autodeterminazione, confinandole in ruoli riproduttivi. Ci sono uomini che non si rassegnino alla libertà conquistata dalle donne negli ultimi cinquant’anni. Il libro è una raccolta, a tratti inquietante, di saggi che raccontano tentativi di rimettere le donne al proprio posto ossia in casa a procreare.

La fine dell’illusione liberale – di Lidia Cirillo

Lidia lega alla crisi economica del 2008 l’ascesa delle destre e del tentativo di stabilizzare (o destabilizzare? ) la situazione politico economica. Fa un excursus da Trump a Orban e a Salvini fino ad arrivare alle chiese cristiane e ai loro gruppi fondamentalisti, come Citizengo, finanziati da oligarchi che vogliono difendere i propri interessi. Qui un articolo che parla del collegamento tra fondamentalismi e destra

C’è sempre qualcuno che cita Dio per giustificare le proprie intolleranze. Chi si ricorda cosa c’era scritto sulle fibbie delle cinture delle divise naziste?

Tutti questi gruppi reazionari convergono sullo stesso obiettivo: criminalizzazione dell’aborto, dei matrimoni omosessuali, dell’educazione sessuale a scuola (fino all’insegnamento del creazionismo). “Se il mondo torna uomo” ci parla poi di Bergoglio come di un vero reazionario: ha consacrato i neocatecumenali, movimento considerato eretico dai suoi predecessori.

Il teologo polacco Krzysztof Charamsa denuncia come, riguardo alla questione Lgbtqi, Bergoglio abbia confermato la linea di dura condanna, ribadendo i dettami omofobici e scientificamente anacronistici di Ratzinger. Mentre l’ex presidente della Repubblica d’Irlanda, la cattolica Mary McAleese, e la teologa britannica Tina Beattie si soffermano sul problema della misoginia nella Chiesa, questione tuttora irrisolta. […] del resto come si fa a dimenticare che la chiesa cattolica continua ad essere contro l’uso del preservativo, il divorzio, l’aborto, le unioni civili, l’adozione da parte di coppie dello stesso sesso, leggi contro l’omofobia ecc. ?

Insomma niente di nuovo sotto il sole?

Alcuni dei partecipanti al congresso do Verona del marzo 2019. Esponenti di coloro che decideranno per noi “Se il mondo torna uomo”

L’attivismo antiabortista contemporaneoClaudia Mattalucci

Racconta delle tecniche degli antiabortisti per far sentire in colpa le donne che decidono di abortire. In particolare di come si sono scatenati in corrispondenza dei 40 anni delle 194. Sicuramanente una interessante raccolta di tecniche comunicative:

  1. Mostrare l’umanità del concepito http://www.lanuovabq.it/it/esporre-la-vita-pre-natale-non-e-violenza-e-realta
  2. Proporsi come chi vuole difendere le donne https://www.tempi.it/aborto-nuova-campagna-choc-intervenga-lagcom-ma-per-zittire-la-cirinna/#.WvrTzNOFNQY

Come ci insegna la Murgia, i fascisti invocano sempre il diritto di opinione per contrastare l’ostracismo verso i messaggi con cui contestavano la 194.

Ho chiesto a Livia  come comunicare la battaglia per la libertà delle donne. La riflessione deve partire dall’esperienza, il referendum sull’aborto passò grazie all’esperienza di tante persone che avevano vissuto in prima persona o che conoscevano donne che avevano abortito clandestinamente. L’aborto clandestino era una delle prime cause di morte tra le giovani donne si stima che morissero dalle dieci alle ventimila donne ogni anno per aborto clandestino. Oggi la violenza rischia di diventare quella di costringere una donna a partorire contro la propria volontà. Mi vengono in mente le parole di Simone De Beauvoir “Non dimenticate mai che basterà una crisi politica, economica o religiosa affinché i diritti delle donne siano messi in discussione. Questi diritti non sono mai acquisiti. Dovrete stare attente alla vostra vita.” 

Biolavoro. La riproduzione tra neofondamentalismo e nuove tecnologieIlaria Santoemma

Si confronta la gestazione per sé o per altri con il lavoro:

lungo tutto il percorso di gestazione crollano le barriere temporali che distinguono il tempo di lavoro e il tempo di vita e anche quelle spaziali che determinano il luogo di lavoro e il luogo domestico o del tempo libero, dei rapporti sociali.[…]vivere è produrre, e la produzione stessa si mescola ai tempi di vita.

Le gestanti insomma viste come lavoratrici, la donna viene vista come colei che può “produrre” nuove persone che servano al capitalismo. 

Home-street-home. La casa come luogo di lavoroCarlotta Cossutta

Ho tante colleghe che scelgono il telelavoro, e, come racconta la Cossutta, si ritrovano a lavorare anche durante le pause: far partire una lavatrice, dare una girata al sugo, stendere il bucato. In questo modo le pause diventano un passare da un lavoro retribuito ad uno non retribuito. Il risultato è che permettiamo alla società

di continuare a sfruttare il lavoro gratuito di cura che prestano e allo stesso tempo estrarre anche valore dal loro lavoro vivo.

Le donne (che maggiormente praticano il lavoro a domicilio) si trovano spesso alienate, in una “cella monacale”, si abituano a fare da sole e dilatano il tempo lavorativo indefinitamente, dato che non ci sono più confini tra casa e lavoro. Insomma “Se il mondo torna uomo” dipinge il telelavoro come una ennesima forma di oppressione (autoinflitta?) delle donne.

Il contrasto alla violenza maschile sulle donne tra politica e diritto Eleonora Cirant

Il nostro contesto culturale, dunque è intriso di sessismo e il nostro sistema di prevenzione approssimativo. Così si arriva al femminicidio, cioè alla forma estrema della violenza su una donna in quanto donna.[…]parte di questi femminicidi avrebbero potuto essere evitati perché l’omicidio di quella che l’assassino considera un oggetto di sua proprietà è soltanto l’atto estremo di una lunga sequenza in cui la violenza è cresciuta di intensità. […] il femminicidio avviene o perché la donna non chiede aiuto o perché, se lo ha chiesto, il rischio è stato sottovalutato oppure non sono state messe in atto le tutele per la sua messa in sicurezza.

Le donne maltrattate o stalkerate vogliono soprattutto che il maltrattante smetta. 

Perché leggerlo

“Se il mondo torna uomo” è un libro difficile, ma propone diversi punti di vista sulla situazione femminile e sui rischi che stiamo correndo.

Buona lettura!

 

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