L’Accademia l’ora delle Donne – Angela Serra Intervista Luisa Rumor l’autrice de “E’ l’ora delle donne” – 7 Marzo 2018.

“L’Accademia l’ora delle Donne” è un progetto di crescita femminile lanciato il 7 Marzo da Luisa Rumor. In quella occasione Luisa mi ha chiesto di intervistarla. Ho conosciuto Luisa dopo (e grazie) alla recensione del suo libro “E’ l’ora delle donne” che ho pubblicato su questo stesso Blog.

All’intervista c’era anche Valeria, figlia di Luisa che ha realizzato gli acquarelli del libro “E’ l’ora delle Donne”

D: Luisa, il tuo libro mi è piaciuto moltissimo, oltre ad essermi riconosciuta nelle tue idee, mi sono molto divertita a leggerlo e anche a tenere il giornalino, come ti è venuto in mente di far tenere ai tuoi lettori un quaderno per gli esercizi di pensiero?

R: Le parole volano. E se la sfida è quella di far fare alle lettrici un percorso di miglioramento, è importante fare i compiti. L’idea dell’esercizio è quello di trasformare in esperienza ciò che viene descritto in ogni capitolo.

Lo scopo è di far uscire le lettrici e in generale i lettori dai percorsi conosciuti e vedere la realtà da un altro punto di vista.

Raccogliersi e poi scrivere obbliga a entrare in relazione con se stesse, a  mettere in fila i pensieri in modo funzionale, a fare chiarezza. E’ un modo questo per scoprire cose di noi sulle quali magari prima non avevamo avuto occasione di riflettere.

Un momento dell’intervista a Luisa Rumor

D: Luisa, parliamo di Empatia che è proprio ciò che abbiamo trovato noi due appena ci siamo conosciute, tu dici “L’empatia è il talento delle donne per eccellenza, è l’intuizione del pensare senza pensare” in pratica quello che un tempo si chiamava “Intuito Femminile”. Pensi davvero che si possa allenare l’empatia?

R: Assolutamente si. L’empatia è il talento per eccellenza femminile perché è il talento che le donne utilizzano per entrare in contatto con il neonato.

Essere empatici vuol dire entrare in relazione con l’altro, comprendere sul piano umano i suoi sentimenti, assumere il suo punto di vita. E’ uno degli ingredienti dell’intelligenza emotiva secondo la definizione di Goleman. Nel manuale ci sono una serie di esercizi specifici per allenarla. E’ proprio un percorso.

Si parte dal riconoscere le proprie emozioni e dar loro un nome, esercizio utile perché esercitandosi a descrivere le proprie emozioni si diventa bravi a riconoscere quelle degli altri.

E Si arriva con esercizi funzionali a riconoscere le emozioni degli altri. C’è  un esercizio nel manuale che facevamo spesso quando andavamo al ristorante con i figli più piccoli. Lo spunto l’avevo preso da Goleman, appunto. Non è molto educato, ma è divertente. Diciamo che sviluppa empatia e creatività insieme.  Il gioco era quello di indovinare il tipo di relazione e gli stati emotivi di una coppia seduta al tavolo, piuttosto che di un gruppo di persone, osservando l’espressione del viso, lo sguardo, i gesti, il movimento del corpo e poi di inventare la loro storia. Ora mi viene in mente che era un gioco che piaceva soprattutto a me e a Valeria. I maschi della famiglia erano meno interessati.

L’empatia è un talento strategico sul luogo di lavoro. Dove a volte si dicono cose e  se intendono altre. Invito a metterlo in campo tutti i giorni perché aiuta a migliorare le relazioni con gli altri, che è appunto il modo per stare tutti meglio.

D: Luisa qual è il motivo per cui nonostante la nostra grande capacità di relazione non riusciamo a “Far riconoscere agli uomini le nostre differenze ed esigenze, farle recepire come valori e trovare con loro nuove soluzioni”? Come facciamo a farceli alleati? A far sì che ci aprano le porte del regno che hanno creato su misura per sé stessi?

R: Direi che questa è una domanda clou.  E non penso che ci apriranno mai queste porte, se non dimostrando loro la grande opportunità che hanno facendoci entrare. 

Questa sera proverei a lasciare sullo sfondo la dicotomia uomo-donna.

Nello specifico mi rivolgo a tutte quello donne che vogliono stare meglio, fare delle cose per sé, affrontare la giornata con più entusiasmo, reinventarsi, lavorare con più gioia, essere più consapevoli e libere sul lavoro,  acquisire nuove energie, scoprire nuovi modi di stare insieme e imparare a guardare alla vita con più ottimismo.

Primo passaggio: Riguarda noi stesse.

Importante essere donne consapevoli che studiano, si aggiornano e sono in grado di elaborare un pensiero autonomo e di affermarlo. Le nostre competenze sono il  patrimonio che dobbiamo coltivare, crescere migliorare e far riconoscere dagli altri. Per cui mai smettere di leggere informarsi, farsi domande.

Secondo passaggio: Conoscere le regole del gioco.

Sapere che a noi è richiesto il doppio in situazioni più difficili è un dato di fatto e dobbiamo farcene una ragione.

Terzo passaggio: La nostra giornata dovremmo orientarla nel portare valore agli altri e  farlo riconoscere come tale.

Il presupposto è che tutti sono alla ricerca di soluzioni di valore. Se noi ci mettiamo nell’ottica di trovare soluzioni di valore,  gli uomini più vicini al mondo di valore cui noi facciamo rifermento che è quello dell’inclusione, del bene comune, della sostenibilità della scelta, in linea di principio sono disponibili a riconoscere il valore della soluzione. 

Quarto passaggio: Possiamo insieme agli uomini anche pensare di cambiare le regole del gioco e portare avanti un progetto innovativo per tutti.

Alec Ross nel Il nostro futuro sostiene che “non c’è maggiore indicatore di una cultura innovativa della responsabilizzazione delle donne. Integrare e responsabilizzare appieno le donne in senso economico e politico è il passo più importante che un paese o un’azienda può fare per rafforzare la sua competitività.” 

E’ stata una bella serata, fare le cose con passione divertendosi a “L’Accademia l’ora delle Donne”

D: Luisa, si parla spesso di mancanza di modelli femminili, penso a quelli che sono stati i miei modelli: Margherita Hack, Rita Levi Montalcini e, devo ammetterlo, Raffaella Carrà che per me è stata un esempio di donna indipendente; oggi l’iconografia, penso alla Disney ad esempio, propone il modello della “Principessa” tu ci proponi invece di diventare Regine

R: La principessa aspetta il principe azzurro, la regina governa  la propria vita e le relazioni con gli altri. In termini più prosaici potremmo dire che una regina è un’imprenditrice della propria vita.

Fra principessa e regina c’è una grande differenza.

Diventare regine è possibile, ma non è semplice. In gioco c’è il governo. E quando c’è di mezzo il governo tre sono i fattori critici di successo per governare da vere regine.

Primo fattore critico di successo è essere in contatto profondo con il proprio io. Vuol dire essere consapevoli  di cosa ci fa star bene e cosa ci far star male, e cosa vogliamo dalla nostra vita al di là delle pressioni e  catene che subiamo.

Secondo fattore è essere brave a dare valore. E’ importante dare valore a noi stesse come persone,  alle nostre scelte, fare scelte di valore  ed essere brave a creare valore per gli altri. Trasformare in qualcosa di più importante tutto quello che tocchiamo.

Terzo fattore: essere strategiche cioè concentrarci sulle cose  importanti e non perderci nei dettagli. Lo dico come donna perché ho visto tante volte nella mia vita che le donne a volte si perdono nei dettagli. I dettagli bisogna saperli curare e sono importanti perché fanno la differenza, l’importante però è avere uno sguardo lungo, guardare lontano sapendo quali sono le cose importanti. A volte è meglio perdere un dettaglio e concentrarsi sul valore finale che si vuole dare al proprio regno.

Autorevolezzavisionecapacità di relazione presuppongono studio e allenamento.

Essere regine e usare i talenti di genere vuol dire anche far stare bene gli altri e così stiamo meglio anche noi!

Quante persone interessate a “L’Accademia l’ora delle Donne”!

D: Luisa, nel libro parli delle nostre catene: dei ruoli che ci imponiamo, vittime della nostra stessa cultura: madri, figlie, amanti, mogli … il senso del dovere … il senso di colpa…Riconoscere ciò che facciamo perché “dovuto”, riconoscere le nostre catene, è il primo passo per liberarsene. Oggi ci presenti il tuo progetto dell’”L’Accademia l’ora delle Donne” puoi raccontarci qualcosa di più?

R: L’Accademia l’ora delle Donne vuole far diventare esperienza il percorso del libro. Ossia vuole portare le donne a essere il più possibile consapevoli della loro posizione nel mondo. Rafforzarle per farle contare di più e farle stare meglio in armonia con se stesse e gli altri.

Attraverso una serie di incontri, sfide, esercizi  le donne entreranno in relazione con la propria dimensione emotiva, mentale, fisica e relazione in modo da crescere in consapevolezza, rafforzare la propria fiducia in se stesse in modo da diventare regine del proprio regno e governare con maestria le relazioni familiari, professionali, nonché amicali.

Se siete interessate a L’Accademia l’ora delle Donne potete contattare Luisa mandando una mail a [email protected] intanto dare un’occhiata al video della serata..

Io colgo l’occasione per ringraziare Luisa di avermi dato l’opportunità di essere Regina per una sera!

Eccomi con la corona da Regina de L’Accademia l’ora delle Donne !

 

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