“La sharing economy” di Mario A. Maggioni – una guida per tentare di districarsi nel mondo dell’economia digitale

“La sharing economy” è un tentativo, secondo me molto ben riuscito, di mettere chiarezza nel mondo dell’economia digitale. Mario A. Maggioni col suo metodo accademico riesce a spiegare in modo molto chiaro cosa sia e quali le sue implicazioni, dando al lettore la possibilità di farsi un’idea.

Partiamo con la definizione:

La sharing economy è il valore derivante dal rendere risorse sottoutilizzate accessibili on line ad una comunità, riducendo la necessità di possedere tali risorse da parte degli individui – Alex Stephany

Si riportano poi tutte le definizioni delle varie “economy”: Access E., Circular E., Collaborative E., Collaborative Consumption E., Gift E., Gig E., on Demand E., Peer  E., Rental E. Molte di queste non le conoscevo assolutamente, grazie a Maggioni ora potrò sfoggiare qualche conoscenza in più con amici e colleghi!

Dopo aver stabilito un linguaggio comune Maggioni entra nei dettagli portando anche qualche esempio pratico dei soggetti protagonisti de “La Sharing Economy”.

Mi ha incuriosito Timerepublik una banca del tempo che smercia “timecoins“, si mantiene grazie alla vendita su licenza del marchio a istituzioni ed organizzazioni che vogliono aumentare l’impegno collaborativo dei dipendenti il cosiddetto white label (un nuovo termine da imparare). Da tenere presente per quando andrò in pensione (?)

Un po’ di storia

La cosa che mi piace è che la Sharing Economy nasce per consumare una capacità produttiva in eccesso, ma anche con lo scopo di condividere con gli altri:

un’attività che le persone attuano per coinvolgersi in azioni comuni con altre persone.

Felson & Spaeth – 1978

L’importanza della fiducia

Fino al 1885 i burrifici irlandesi erano i primi fornitori dell’Inghilterra. Con l’introduzione della centrifuga cambia tutto. I burrifici devono conferire il proprio latte alla centrale che poi lo lavora per tutti.  Nascono le cooperative di allevatori di bovini come “Latte Maremma“.

il reddito dell’allevatore veniva a dipendere da una risorsa comune (e in particolare dal contenuto medio di grasso nel latte e dalla sua qualità media, che dipendeva crucialmente dalla qualità del foraggio). […] bastava che un socio della cooperativa conferisse al burrificio del latte di cattiva qualità per rovinare tutto il burro prodotto. L’azione di un solo individuo comportava la riduzione del prezzo a cui veniva venduto tutto il burro della cooperativa […] la dimensione della fiducia era divenuta improvvisamente essenziale in questo settore, a causa di un‘innovazione tecnologica.

Sapevate che i burrifici Irlandesi tra il 1885 e il 1890 sono stati le prime vittime de “La Sharing Economy”? Meno male che i nostri si sono salvati!

Questo è quanto sostiene O’Rurke in un interessante articolo che conclude indicando che una comunità con alto livello di fiducia al suo interno è più propensa ad avere successo.

Questo spesso si traduce in una comunità omogenea che condivide valori comuni. E’ ancora difficile fidarsi del diverso soprattutto se non si condividono gli stessi valori.

La fiducia è definita come:

la volontà di impegnarsi in uno sforzo collaborativo prima di sapere come si comporterà l’altra persona

Coleman (1990)

essa è l’ingrediente essenziale per il funzionamento e la crescita della sharing economy. In generale le imprese della sharing economy dovrebbero avere a cuore il mantenimento della fiducia anche delle imprese rivali. La fiducia si costruisce in anni ma si distrugge in pochi secondi!

The winner takes it all

Contrariamente a quanto spesso si pensa

Per ogni segmento  dei mercato pochissime imprese (a volte addirittura una sola impresa in una situazione di quasi monopolio)detengono la totalità dello stesso. […] La sharing economy dunque sembra essere caratterizzata da una elevata concentrazione di mercato.

Le Motivazioni che fanno sì che la persone si affidano alla Sharing Economy sono soprattutto di convenienza economica, poi etico-morali ma anche socio-edoniche ovvero per il piacere di connettersi con gli altri. C’è un effetto fortemente moltiplicatore il numero di persone raggiungibili è davvero enorme, per cui è facile che le imprese che sopravvivono diventino monopolistiche.

Pro e contro

Il capitolo sui pro e contro della Sharing Economy è davvero ricco. Un punto è il rischio occupazione. Per il quale non si può prescindere dal fatto che il mondo è diventato molto più piccolo e le grandi della Sharing Economy possono sfruttare l’outsourcing, il lavoro precario, paradisi fiscali e altri strumenti al limite della legalità. Sta ai governi coordinarsi per capire il modo migliore per sfruttare la situazione in modo positivo e vincente per tutti. Evitando la solita corsa al ribasso.

Maggioni cita una teoria secondo la quale:

la sharing economy può essere vista come un sistema che aumenta il benessere, dato che se due parti entrano volontariamente in una transazione, questo significa che tale transazione aumenta il benessere di entrambe

Questo mi trova totalmente in disaccordo dato che, come ben sappiamo, esistono gli ingenui, i pirati e gli stupidi!

Conclusioni?

Il mondo è diventato più piccolo, fino a quando ci sarà un lavoratore che accetterà di lavorare a un costo inferiore pur di lavorare, fino a quando ci sarà uno stato che abbasserà le tasse più degli altri pur di attrarre aziende, la concentrazione del capitalismo digitale aumenterà esponenzialmente. Come consumatori possiamo scegliere se rifornirci da un’impresa che pratica la concorrenza sleale o sfrutta i dipendenti.

Perché leggerlo

Si tratta di un’ottima guida alla Sharing Economy, dato che viviamo immersi in questa realtà è bene conoscerla … aspetto i vostri commenti

Buona Lettura!

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