“La scommessa della decrescita” come proposta di convivialità e solidarietà

“La scommessa della decrescita” di Serge Latouche, al di là della sostenibilità propone un modello in cui

La società potrebbe dunque dedicarsi all’educazione delle masse e il tempo libero permetterebbe ai cittadini di dedicarsi a sé stessi

in particolare potranno fiorire liberamente quelle attività che molta gente considera fonte delle più autentiche soddisfazioni: istruzione, arte,musica, letteratura, religione, filosofia, ricerca scientifica pura, sport, attività sociali

Ognuno di noi dovrebbe misurare il peso ambientale del proprio modo di vita, come facciamo con le analisi del colesterolo del sangue. Dovremmo sapere quali sono i costi del degrado ambientale che causiamo ogni volta che prendiamo un aereo.

Del libro “La scommessa della decrescita” mi piace l’invito alla convivialità, a coltivare i rapporti umani condivido con l’autore l’idea che la soddisfazione maggiore non viene dalla soddisfazione economica, come un giorno mi disse una mia zia: “ricordati, i soldi non sono mai abbastanza”.

Un’altra idea che mi stuzzica è quella di diminuire le ore lavorate: Lavorare meno lavorare tutti. Posso essere d’accordo a ridurre le ore settimanali a 30, Larouche propone massimo 2-3 ore di lavoro al giorno. Vorrebbe dire a parità di produzione moltiplifare per 4 il numero di dipendenti di un’azienda. Sinceramente mi pare eccessivo, per non parlare poi del reddito di cittadinanza che rischia di diventare un incentivo alla disoccupazione. Mi è già capitato di incontrare professionisti dell’indennità di disoccupazione che si impegnano a massimizzare il contributo statale minimizzando le ore lavorate. Credo che ognuno debba contribuire al miglioramento della società secondo le proprie capacità.

Riduci Ricicla Riusa

Questo il mantra che tutti dovremmo ripeterci, Latouche aggiunge altre 5 R e vorrebbe metterne ancora 2 o 3. Ecco secondo me un po’ troppo.

Ridurre i propri consumi è ormai una necessità. Nel mio piccolo ho deciso di andare al lavoro a piedi risparmierò 500 kg di CO2 all’anno che più o meno corrispondono alla CO2 catturata da un albero. Su Treedom potete divertirvi a capire l’impatto ambientale del vostro stile di vita. Il ricuso dei vestiti è una delle attività più divertenti: con le mie amiche organizziamo delle serate di “swap” dove, dopo esserci scambiate vestiti, scarpe, borse e accessori ceniamo insieme, una serata conviviale in cui ognuno porta qualcosa. Bello.

Riutilizzo i vecchi spazzolini da denti per pulire le cromature dei bagni “La scommessa della decrescita”

Il costo della sostenibilità

Qualche anno fa la California ha pagato 1M$ a un agenzia per individuare popolazioni del pianeta che fossero disponibili ad accettare rifiuti tossici in cambio di un risarcimento economico. Mi sembra il massimo dell’ipocrisia. L’analisi del ciclo di vita dei nostri prodotti può  salvarci da questi meccanismi valutandone l’impatto globale dalla culla alla tomba.

Perché leggerlo

A parte alcuni concetti che non condivido tipo lidea di controllare l’espansione del sapere o di  limitare le innovazioni mi trovo totalmente d’accordo con altri spunti:

L’inserimento della componente ecologica in un progetto politico radicale è  indispensabile.

Come già detto più volte, chi sporca deve pagare i costi della pulizia. La bioeconomia sovrebbe diventare strumento di governo.

Buona lettura

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