“Il lavoro e l’ideale” la ricerca della bellezza nell’esecuzione

“Il lavoro e l’ideale” è un bel libro ricco di illustrazioni con cui la fantastica Matriella Carlotti, ci guida alla scoperta della Firenze tra medioevo e rinascimento. Chiunque sia stato a Firenze non può essere rimasto freddo davanti alla bellezza di piazza del Duomo con l’austero battistero,  Santa Maria del Fiore e del Suo bellissimo campanile. Il Campanile che scandiva il tempo per i fiorentini dell’epoca celebra il:

Lavoro, non come attività servile, ma come creativa espressione di un uomo libero.

Mariella Carlotti ci guida nella comprensione dei simboli così chiari per i nostri antenati medioevali che non sapevano leggere:

Ci vuole un’educazione perché l’inevitabile stupore per la bellezza ridiventa cosciente della verità … ricomprendere il senso della nostra quotidiana fatica, perché la nostra esistenza personale sia lieta e torni a edificare un mondo in cui sia bello vivere.

A Firenze in quegli anni di ricchezza erano tanti i fanciulli, maschi e femmine che studiavano: da 8 a 10.000. Nel resto di Europa si arriverà a numeri simili in epoca contemporanea.

Progettare l’impossibile

Arnolfo nel progettare la cattedrale, disegnò la cupola talmente grande che non sapeva come sarebbe stato possibile realizzarla, ma sapeva che qualcuno, con l’aiuto della Vergine alla quale la chiesa era dedicata, avrebbe trovato il modo di realizzarla. Ancora oggi quella del Brunelleschi è la cupola in muratura più grande del mondo.

Gli uomini di quei tempi ebbero il coraggio di immaginare l’innovazione.

Il Campanile, simbolo dello scorrere del tempo

Giotto progettò in ogni dettaglio il campanile, compreso il ciclo delle formelle. “Il lavoro e l’ideale” ci guida alla scoperta della concezione del lavoro:

È  il lavoro dell’uomo, come partecipazione alla creatività di Dio, che dà senso al tempo, trasformandolo in storia e civiltà.

Perché leggerlo

La lettura di questo libro mi ha stimolato tantissime riflessioni, l’importanza dello studio, la fiducia nel progresso, ma non solo.

Una delle prime formelle è dedicata alla musica, una delle esigenza primordiali dell’uomo, viene subito dopo i bisogni di base di mangiare e coprirsi, subito prima della metallurgia.

Un servizio di cucchiaini da caffè fiorentini bellissimo prodotto del lavoro di un argentiere. “Il lavoro e l’ideale”

La formella con più particolari è quella della tessitura, che compare anche nella copertina del libro. L’arte della lana che ha fatto la fortuna di Firenze ha come protagoniste due donne. Vorrei solo aggiungere che a quei tempi a Firenze le donne potevano essere imprenditrici e infatti lo erano. Solo dopo fu loro vietato di possedere aziende e, in molti casi, di governare. Firenze deve molto della sua attuale fama all’elettrice palatina Anna Maria Luisa de’ Medici che, non avendo eredi, nominò Francesco di Lorena suo erede universale, con l’obbligo di conservare in Firenze il patrimonio della casa dei Medici; con tale convenzione assicurò alla città quasi tutto il suo patrimonio artistico.

Chiudo con un ringraziamento ufficiale a Giotto per la Bellissima formella della meccanica: Dedalo l’uomo che conquistò il cielo! Da Ingegnera Aerospaziale non posso che esserne fiera!

Buona lettura

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